In occasione della XIII Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che si celebra il 5 febbraio, torna al centro dell’attenzione la campagna “Spreco Zero”, che invita cittadini e imprese a riflettere sul valore reale del cibo e sulle responsabilità legate alle nostre scelte quotidiane.
Il rapporto Waste Watcher conferma che oltre la metà del valore economico dello spreco alimentare nasce nelle case degli italiani.
Cosa sprechiamo di più (e perché)
I cibi più spesso sprecati sono quelli freschi e quotidiani: frutta, pane, verdura, insalata, tuberi e cipolle. Alimenti semplici, che finiscono nel cestino perché acquistati in eccesso o dimenticati.
Una delle azioni più efficaci per contrastare questo fenomeno è normalizzare il consumo dei prodotti vicini alla scadenza, pianificando il loro utilizzo immediato. Molti alimenti, in particolare quelli con Termine Minimo di Conservazione, restano buoni e sicuri anche oltre la data indicata, se correttamente conservati. Riconoscerlo significa ridurre sprechi inutili e dare valore al cibo.
Spreco, territorio e disuguaglianze
Il rapporto evidenzia forti differenze territoriali: le aree con maggiori fragilità economiche registrano livelli di spreco più elevati. Qui lo spreco si intreccia con un altro dato critico: oltre il 10% degli italiani vive una condizione di insicurezza alimentare.
In questo contesto, evitare che prodotti ancora buoni restino invenduti diventa anche una questione etica, costruendo un sistema più equo, senza bisogno di rivoluzioni, ma attraverso scelte quotidiane coerenti.
Curiosità: Generazioni a confronto
Durante la presentazione del Rapporto “Il caso Italia” 2026, avvenuta il 3 febbraio nell’ambito della campagna "Spreco Zero", è emerso che il rapporto con lo spreco cambi a seconda delle generazioni. È interessante vedere come i Boomers (1946–1964) mostrano una gestione domestica solida e strutturata, mentre la Generazione X (1965–1980) e i Millennials (1981–1996) hanno consapevolezza ma faticano a rendere costanti le buone pratiche; la Generazione Z (1997–2012), pur meno organizzata, ha una forte capacità di sensibilizzazione e condivisione, soprattutto online.
Perché cooperative ed e-commerce possono fare la differenza
In questo scenario, le cooperative rappresentano un modello concreto di contrasto allo spreco. Lavorano spesso su scala locale, valorizzano le materie prime, riducono le eccedenze e reinvestono valore nelle comunità e nel lavoro.
Su Qui da Noi puoi amplificare questo impatto, scegliendo:
- filiere trasparenti
- formati pensati per il consumo reale
- informazioni chiare su origine, utilizzo e conservazione
Acquistare online, in questo caso, non significa allontanarsi dal cibo, ma avvicinarsi alla sua storia e al suo valore.
Dai valore al cibo fino all’ultimo giorno
Ridurre lo spreco alimentare è possibile, ma richiede un cambio di sguardo.
Scegliere prodotti cooperativi e modelli di consumo più consapevoli significa trasformare un gesto quotidiano in un atto responsabile, capace di ridurre lo spreco e generare impatto positivo.
Perché mangiare bene, oggi, significa anche non sprecare.
